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Donna e vino: un binomio di successo

13 Novembre 2019
Donna e vino: un binomio di successo
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Il ruolo della donna diventa ogni anno più rilevante nel nostro comparto, più di quanto accade in altri contesti. Su questo tema vi propongo alcune riflessioni che si avvalgono degli esiti di una mia ricerca, attingendo all’immensa fonte del Web.

Parto proprio da un articolo pubblicato su Bibenda, da Stefania Roncati, che ci ricorda come, nell’antica Roma, il vino fosse assolutamente precluso alle donne, a cominciare dal fondatore - Romolo (VIII secolo a.C.) - che lo mise sullo stesso piano di impunità dell’uxoricidio: l’adulterio e il consumo di vino. I soli due casi in cui il marito poteva sopprimere la moglie, senza alcuna conseguenza.

L’episodio più significativo, riportato da moltissime fonti con poche varianti, è quello di un tale Egnazio Metennio, cavaliere, che, avendo visto la moglie bere vino, la uccise a bastonate: Romolo lo prosciolse dall’accusa di omicidio e tale decisione non suscitò biasimo nella comunità perché tutti giudicarono che ella avesse pagato il castigo della violazione della sobrietà nella misura più esemplare. Ma non solo il consumo del vino era punito: dagli Annali di Fabio Pittore (fine del III sec. a.C.) si apprende che una donna, che aveva tentato di impossessarsi delle chiavi della cantina dove era conservato il vino, fu condannata dai familiari a morire d’inedia. Qui ad essere oggetto di punizione è la semplice possibilità di accedere ai locali destinati al vino!

Secondo alcuni storici questa severità era dovuta all'attribuzione di proprietà abortive al vino, secondo altri alla preoccupazione che la donna fosse più esposta al rischio di perdere il controllo e quindi indotta a comportamenti disdicevoli. Più puntualmente, come sosteneva Valerio Massimo: “la donna avida di vino chiude la porta alla virtù e la apre ai vizi”. A tal proposito, un antico costume prevedeva, per i parenti più stretti della donna, il cosiddetto “ius osculi”: il “diritto di bacio”! Osculum era appunto il bacio che i parenti maschi potevano dare alle matrone di famiglia per controllarne l’alito e accertarsi che non avessero bevuto vino. Ma le donne, fin da allora più scaltre, ovviavano a questa prepotenza maschile masticando foglie di alloro, dopo la bevuta, per mascherare ogni sentore di vino!

Vino donna
In passato il consumo del vino alle donne era precluso ed anche punito

Basti pensare che, nei secoli successivi fino ai giorni nostri, il binomio donna-vino non manifesta il legittimo diritto dell’universo femminile a consumare il vino, ma mette sullo stesso piano i due termini: la donna e il vino come meri e unici oggetti di piacere. Non lo sostiene Romoletto dell’Osteria Trastevere, ma lo declamano filosofi e scrittori ottocenteschi, della caratura di Schopenhauer e Goethe. Il tutto, se volete, accompagnato dalla musica del celeberrimo valzer di Strauss jr. “Vino, donne e canto”.

Vi erano però giorni in cui eccezionalmente le donne potevano far uso di vino per motivi religiosi: si trattava dei giorni in cui si celebrava il culto di Bona Dea. Ma anche in questi casi si cercava di salvare la forma: il vino veniva chiamato ‘latte’ e il ‘vaso da vino’ andava sotto il nome di ‘vaso da miele’. Anche Gellio invero riferisce che le donne usavano bere vinello (lorea), vino passito (passum), vino alla mirra (murrina) e altre simili bevande dal gusto dolce. A ben pensarci - con la testa e l’intelligenza di oggi - queste ricostruzioni non sembrano neanche storiche, ma appartenenti alle cronache di un altro pianeta. E, invece, appartengono al nostro pianeta ed è bene ricordarle per capire quanto e quale è stato l’impegno delle donne (e degli uomini intelligenti) per conquistare, nel nostro come in tutti gli altri contesti civili, la piena parità.

Oggi, fortunatamente, siamo nel terzo millennio e, almeno nel mondo occidentale, abbiamo vissuto quella che Piero Antinori, con particolare riguardo al nostro Paese, ha definito “la rivoluzione rosa in vigna”: oltre il 30% delle imprese vitivinicole è diretto da imprenditrici e queste imprese, come tutte le altre possono avvalersi dell’apporto professionale di enologi, sommelier ed esperti appartenenti a entrambi i generi, con pari e qualificata autorevolezza. Contestualmente, è aumentata la platea di consumatrici sensibili, attente, documentate e preparate. Ma quanta fatica si fa ogni giorno a superare i luoghi comuni e le stupidaggini a buon mercato! Una fra tutte è quella che la donna predilige vini dolci, leggeri, preferibilmente bianchi, quando in realtà la donna di oggi apprezza e riconosce il buon vino, amando, allo stesso modo del proprio partner, anche i vini fermi e secchi, quelli rossi, quelli maturi e strutturati. Inoltre, la donna manifesta maggiore sensibilità e attenzione nell’abbinamento del vino al cibo; destina più tempo a informarsi, consultare la rete, farsi consigliare, dando prova di maggiore disponibilità a sperimentare nuovi prodotti.

Vino e donne
La donna di oggi sa apprezzare e riconoscere il buon vino ed è molto attenta ad abbinarlo al cibo giusto

Il quadro complessivo è più completo, se integriamo queste considerazioni di carattere qualitativo con le statistiche di mercato che indicano la donna prima acquirente in Usa, Uk, Francia e Australia!

E questo deve confortarci se siamo d’accordo con una delle più grandi scienziate italiane, Rita Levi Montalcini: “Il ruolo della donna rappresenta il barometro della civiltà”.

Io sono d’accordo e penso che il nostro piccolo e affascinante mondo del vino diventerà sempre più civile!

di Riccardo Cotarella

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