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L'enologo e la sindrome dell'esploratore

02 Ottobre 2019
L'enologo e la sindrome dell'esploratore
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“Sono pronto ad andare ovunque. Purché sia in avanti.” (David Livingstone)

Lo scorso mese di maggio - a conclusione di una lunga intervista televisiva che evidenziava gli importantissimi risultati raggiunti dal vino italiano sullo scenario internazionale – la bravissima giornalista del Tg1, Anna Scafuri, mi chiese se gli enologi italiani potessero ritenersi soddisfatti e appagati da quei risultati.

La domanda era assolutamente meno elementare di quanto possa apparire, perché, oggettivamente, le nostre imprese del vino hanno contribuito a consolidare un patrimonio di qualità, credibilità, autorevolezza con prodotti sempre più apprezzati anche nei contesti più qualificati e impegnativi.

Dunque, proprio in quanto rappresentante della nostra categoria professionale, avrei avuto tutto il diritto e tutte le motivazioni per rispondere: “Sì, siamo molto soddisfatti!”.

Invece, ci pensai qualche secondo e risposi: "Siamo molto contenti, non ancora soddisfatti, perché i nostri risultati sono buoni, ma possiamo fare ancora meglio”.

Penso davvero che, anche di fronte a un successo oggettivo e conclamato, la reazione più coerente con la nostra missione professionale sia quella di manifestare contentezza, non appagamento: dobbiamo pretendere sempre più da noi stessi per rendere sempre più eccellente e competitivo il nostro vino sullo scenario internazionale, forti dell’inestimabile e ineguagliabile patrimonio costituito dalla nostra storia, dalle nostre uve, dai nostri territori e dai nostri straordinari produttori. La qualità dei nostri vini che i mercati ci riconoscono è indissolubilmente legata, oltre che all’abnegazione dei produttori, all’incessante impegno per il miglioramento continuo delle nostre prestazioni, che fa leva sui traguardi conseguiti, per andare di anno, in anno più avanti.

Enologo esploratore
Il vino italiano ha raggiunto importantissimi risultati sullo scenario internazionale

In effetti, è proprio la consapevolezza di aver raggiunto mete prestigiose e, per alcuni versi, impensabili fino ad alcuni anni fa, che ci alimenta trasmettendoci l’energia e la determinazione di perseguire obiettivi ancora più arditi e ambiziosi. Se ci pensate bene, la nostra categoria fortemente soggetta alla “sindrome dell’esploratore”, una sorta di “patologia virtuosa” - consentitemi l’ossimoro - che impedisce qualsiasi forma di inerzia per appagamento, qualsiasi riposo del guerriero, qualsiasi dormita sugli allori.

L’esploratore che ha scoperto una nuova terra, un lago sconosciuto, una cascata fino ad allora ignorata, dopo aver registrato consensi e complimenti e aver ricevuto riconoscimenti e premi, archivia il successo conseguito e si rimette in marcia per scoprire luoghi ancor più impervi e difficili da raggiungere profondendo, nella nuova impresa, energie sempre maggiori, a dispetto dell’età e dei consigli dei ben “pensanti”.

Quante volte abbiamo declinato l’invito a vivere più tranquilli, ad accontentarci di quanto realizzato, a prendercela con più calma. E quante volte abbiamo ignorato le lusinghe delle sirene dell’autocompiacimento che, come le loro più famose antenate dell’Odissea, avrebbero voluto fermare il viaggio dei navigatori.

Ma noi, proprio come l’Ulisse di Omero, ci siamo tappati le orecchie, ignorando anche certe critiche spesso senza senso e per lo più ideologiche di qualche leone della tastiera, abbiamo proseguito il nostro viaggio alla ricerca di nuove sperimentazioni e alla messa a punto di nuove soluzioni. E anche quando qualcuno di noi riteneva di aver raggiunto la propria Itaca, dopo pochi anni si è rimesso in viaggio per approdare su nuove terre.

Enologo esploratore vino
L'enologo deve essere sempre pronto ad andare avanti e ad esplorare l'irraggiungibile

Proprio come l’instancabile Livingstone, celeberrimo esploratore scozzese dell’epoca vittoriana, che sosteneva: “Sono pronto ad andare ovunque. Purché sia in avanti”. Questa è davvero la nostra “affascinante condanna” (altro ossimoro!) e questa è anche del nostro comparto. Se abbiamo raggiunto (e abbiamo contribuito a far raggiungere) il ranking competitivo che tutto il mondo ci riconosce e ci invidia proprio per la nostra inestinguibile passione di esplorare, innovare, ricercare e…. andare avanti!

E quando raggiungeremo nuovi lidi, non fermeremo la nave, perché il nostro traguardo si sposterà ancora più in là, esercitando su di noi l’irresistibile fascino dell’irraggiungibile, proprio come l’orizzonte per l’esploratore.

di Riccardo Cotarella

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