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Ripartiamo dalle radici: i portinnesti della vite

11 Giugno 2018
Ripartiamo dalle radici: i portinnesti della vite
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Da l'Enologo - n°7 Maggio 2018 - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

L’importanza della scelta del portainnesto, per la buona riuscita di un nuovo impianto, è ben nota a tutti i viticoltori, in quanto è alla base della risposta del vitigno alle condizioni pedo-climatiche, quale garanzia dell'equilibrio vegeto-produttivo della combinazione d’innesto.

A fronte di queste condivisibili enunciazioni di principio, molto spesso la scelta del soggetto è dettata più dalle consuetudini del luogo o dai consigli del vivaista, che da scelte agronomiche ed enologiche ispirate dalle reali esigenze della varietà e dell’obiettivo enologico. Il rischio è inoltre di sopravvalutare o talvolta di sottovalutare il ruolo del portinnesto alla luce della numerosa casistica raccolta nelle diverse regioni viticole italiane, sulla produzione di uva, di difficile interpretazione.

Portinnesti vite
Piante di vite

Spesso questi comportamenti sono la conseguenza di una inadeguata informazione sulle caratteristiche genetiche e di adattamento dei portinnesti disponibili per la mancanza di strumenti adeguati di conoscenza con i quali confrontarsi nelle difficili condizioni pratiche.

Questo limite nella conoscenza, che è avvertito da viticoltori e tecnici, è dovuto a diversi fattori tra i quali emerge da un lato la sottovalutazione del ruolo del portinnesto nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico nei diversi ambienti viticoli italiani e dall’altro dalla mancanza di materiale scientifico-descrittivo di facile accesso per le Scuole di enologia, Università fino ai tecnici e viticoltori.

Portinnesti per la vite: scuola di Conegliano
La scuola di Conegliano

Tale constatazione è facilmente dimostrabile se si pensa che l’unico testo italiano specialistico che parla di portinnesti è stato scritto da Italo Cosmo, Andrea Comuzzi e Mario Polsinelli nel 1958, testo sul quale ho avuto modo di studiare agli inizi degli anni ’60 nella prestigiosa Scuola di Conegliano. Da allora tante cose sono cambiate nelle viticoltura del nostro Paese. In particolare, l’emergenza provocata dai cambiamenti climatici dovuta al riscaldamento globale che si manifesta modificando le manifestazioni vegeto-produttive nella vite, dalla diversa cronologia delle fasi fenologiche al cambiamento dei profili di maturazione, ha messo in luce il ruolo cruciale della ridotta disponibilità idrica, che si accentua di anno in anno.

Meno avvertiti, ma altrettanto importanti, sono gli effetti negativi a carico delle caratteristiche fisiche e strutturali e del bioma dei suoli, che sono alla base dei fenomeni di “stanchezza” e di deperimento delle viti, in quanto interferiscono fortemente sull’attività radicale.

Di questi aspetti, sempre più frequenti nella nostra viticoltura, siamo consapevoli noi enologi, che sentiamo il bisogno da un lato di approfondire le nostre conoscenze sulle caratteristiche dei portinnesti oggi disponibili e dall’altro di disporre di nuovi portinnesti capaci di tollerare queste nuove emergenze.

In particolare in questi anni nel confronto quotidiano nella realtà delle cantine dove operiamo, ci siamo accorti, per fare un esempio, dello squilibro provocato sulla composizione dei mosti dall’eccesso dell’assorbimento del potassio e dalla riduzione di quello dell’azoto (APA) per effetto della mancanza di acqua e per l’effetto selettivo di alcuni portinnesti. Questi inconvenienti possono essere ridotti con una scelta oculata dei portinnesti affiancata da opportune tecniche di gestione del suolo.

Mosto uva
Mosto d'uva

La gestione dell’interfaccia “suolo-atmosfera” operata dal portinnesto, si dimostra a questo proposito cruciale, per indirizzare le pratiche di gestione del suolo (tipologia della copertura vegetale, modalità di intervento, ecc.) e per favorire un’adeguata alimentazione idrica e minerale. Quindi, poiché il “cervello” della vite sta nelle radici, il portinnesto è sempre più chiamato a svolgere un ruolo di primaria importanza nei fenomeni di resilienza agli stress.

Sulla base di queste esigenze, Assoenologi si farà carico di pubblicare un testo scientifico-pratico sull’argomento che verrà scritto con la partecipazione attiva dei più importanti ricercatori italiani come Gianfranco Moretti, Manna Crespan, Lucio Brancadoro, Osvaldo Failla e Attilio Scienza.

Il volume si aprirà con le fasi della ricostruzione postfillosserica partendo dal ruolo assunto dal portinnesto nello sviluppo della cosiddetta “viticoltura moderna”, per poi trattare dell’origine e delle caratteristiche del genere Vitis, quale premessa alla creazione dei vari portinnesti.

La descrizione ampelografica sarà integrata dalle doti di adattamento al suolo, dalla compatibilità d’innesto e dall’influenza sulla qualità dell’uva. Particolare attenzione sarà riservata alla tolleranza agli stress biotici e abiotici e ai programmi di miglioramento genetico.

Concluderà l’opera un capitolo sul vivaismo viticolo che in questi ultimi anni ha sviluppato nuovi metodi di propagazione e migliorato quelli tradizionali. Un libro per gli enologi, voluto dagli enologi.

di Riccardo Cotarella

Da l'Enologo - n°7 Maggio 2018 - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

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