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La presenza italiana nei comitati internazionali del vino

29 Maggio 2017
La presenza italiana nei comitati internazionali del vino
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di Pietro Scuricini

Durante la frequenza del Corso FIS per Sommelier, tra le altre preziosissime informazioni che mi avrebbero qualificato, alla fine di due anni di studio appassionato, Sommelier Internazionale FIS, ho appreso che la produzione enologica italiana è di grandissima qualità, pari solo a quella della Francia, e che l’Italia è la prima produttrice al mondo di vino a livello quantitativo, ma che viene quasi doppiata dalla Francia nei proventi derivanti dalla vendita del prezioso liquido.

Tabella 1. La produzione del vino nel mondo
Produzione vino nel mondo
Fonte: I numeri del vino
Tabella 2. Valore della produzione del vino - 2015
Valore produzione di vino
Fonte: I numeri del vino
Tabella 3. Valore del vino per ettolitro esportato
Valore del vino per hl esportato
Fonte: I numeri del vino

Grafico 1. Suddivisione della produzione del vino 2016
Produzione del vino 2016
Fonte: I numeri del vino
Grafico 2. Suddivisione del valore della produzione del vino 2015
Valore produzione di vino 2015
Fonte: I numeri del vino.

Un punto di criticità, questo, rilevato anche dal Maestro Riccardo Cotarella nel suo recente articolo “Superare il gap tra vero valore dei vini italiani e quello di mercato”, in cui asserisce (cito testualmente) “E' assolutamente inspiegabile il gap tra valore intrinseco dei nostri vini e il valore riconosciuto dal mercato. Siamo il paese più ricco al mondo per storia, per biodiversità, per una trasversalità territoriale, per cultura enoica e possiamo vantare, anche in numero consistente, livelli di qualità che nulla hanno da invidiare a vini di paesi più blasonati. Ciononostante, i nostri vini riscontrano una differenza sempre più consistente rispetto a quelli francesi e ci vediamo, ahi noi, a competere con i vini del nuovo mondo”.

Una discrasia non molto facile da comprendere per la mia mentalità a volte eccessivamente razionale. Mi si sono quindi poste un “paio” di domande:

  • Se quella italiana è una produzione di grande eccellenza, come mai sui mercati internazionali non le viene debitamente riconosciuta questa sua sovranità, anche se condivisa con la Francia?

  • Chi decide qualità e prezzi dei vini mondiali?

  • Quali le cause di una così scarsa considerazione del brand “Italia” nel market enologico mondiale?

  • Qual è la nostra rappresentatività sui tavoli decisionali mondiali?

I comitati internazionali che giudicano la qualità del vino

La risposta mi si sarebbe, purtroppo, drammaticamente palesata entro breve tempo! Concluso, infatti, con successo il Corso e qualificato Sommelier FIS, mi sono guardato intorno per soddisfare la mia inesauribile sete di apprendere. La scelta è caduta su Speaking of Wine, un corso di terminologia inglese volto a insegnare il corretto modo di esprimersi nel mondo del vino anche in ambito internazionale, impiegando un glossario adeguato.

Come per il Corso Sommelier, anche in questo caso, tra le prime informazioni che vengono fornite, ci sono notizie sulla produzione mondiale del vino e sugli attori che la gestiscono. Vengo così a sapere che effettivamente esistono dei Board internazionali i cui membri giudicano la qualità del vino a livello mondiale e ne influenzano quindi il “valore” e, conseguentemente, il prezzo. Tra gli altri, i più importanti sono considerati l’ Institute of Masters of Wine e il Court of Master Sommeliers.

Il Master of Wine

Nato nel 1955 come una qualifica per il mercato britannico, il Master of Wine ha rapidamente travalicato i confini dell’isola di Albione divenendo un punto di riferimento per l’enologia mondiale ed è ora formato da una famiglia di circa 350 esperti.

I suoi membri, oltre a essere ricercatissimi in tutto il mondo quali giudici in competizioni enologiche, relatori nelle più importanti conferenze in campo enologico e presidenti di team di assaggio, sono anche chiamati a fornire il proprio illuminato parere a istituzioni governative, catene di alberghi, compagnie aeree, ristoranti stellati, e a tante altre istituzioni per la creazione delle più importanti cantine a livello internazionale, con un immaginabile ritorno economico per le etichette prescelte.

Master of Wine
Master of Wine
Master of Sommelier
Court of Master Sommeliers

Il Master Sommelier

Creato nel 1967 (prime qualificazioni nel 1969), il Master Sommelier è diventato rapidamente il titolo più prestigioso al mondo insieme al Master of Wine, quello che ti elegge tra i 220 migliori sommelier nel mondo, delle vere e proprie enciclopedie viventi del mondo della sommellierie

Il corso di qualificazione dura tre anni durante i quali si devono passare quattro esami intermedi. Nelle prove finali il candidato deve riconoscere, ovviamente alla cieca, diverse batterie di vini dei quali deve enunciare vitigno/i, annata, provenienza, azienda produttrice, ecc. e, per ogni regione mondiale, deve sapere la legislazione, le crus (se esistono), il titolo alcolometrico minimo, i principali luoghi di produzione e via dicendo. Insomma per essere qualificati Master Sommelier si deve sapere tutto del mondo del vino e, soprattutto, non si può sbagliare; si può infatti tentare di ottenere il diploma di Master Sommelier una sola volta nella vita: se si fallisce non si può più ritentare!

Le differenze tra Master of Wine e Master Sommelier

I due citati consessi di esperti sono, quindi, entrambi dei Comitati che esprimono la massima conoscenza in ambito enologico mondiale (vino, regioni vinicole, enologia, viticultura, birra, alcool, cocktail, sakè, sigari, ecc.) e costituiscono un vero e proprio gotha internazionale. Conseguire una di queste qualifiche vuol dire essere riconosciuto come un’eccellenza mondiale del settore; tanto è vero che i titolati Master hanno il diritto/dovere di mettere le iniziali MW (Master of Wine) e MS (Master Sommelier) dopo il proprio nome. Attestati che non hanno equivalenti nel mondo appunto perché unici nel loro genere.

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Stemma famiglia Jackson

Come detto, i due titoli sono i più alti riconoscimenti nel mondo del vino, ma sono anche sostanzialmente diversi: Master of Wine è più concentrato sul vino e le sue legislazioni ed è, quindi, maggiormente popolare tra gli importatori, gli enologi e gli scrittori/documentaristi; mentre Master Sommelier è orientato verso il mondo del vino in tutte le sue forme di produzione e servizio ed è, perciò, il riferimento insostituibile per il settore enogastronomico operativo (ristoranti, cantine, fiere del settore, ecc.), sponsorizzato tra l’altro dalla famiglia Jackson, uno dei maggiori e più famosi produttori vinicoli degli Stati Uniti.

Le classifiche dei migliori vini al mondo

Anche se, quindi, fondamentalmente differenti, entrambi i Board esprimono opinioni e valutazioni che hanno grosse ripercussioni nel mercato globalizzato. Giudizi che non possono non avere effetti nella redazione delle liste annuali dei migliori vini al mondo redatti da organizzazioni di riferimento internazionali quali il celebre Wine Spectator, o sulle quotazioni dei maggiori mercati internazionali, incluso il London International Vintners Exchange (Liv-Ex).

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Le classifiche di Live-Ex

Liv-Ex il più potente e accreditato stock-market dei vini di qualità, la cui classifica rappresenta un ranking dei marchi di vini in base al loro valore, all’andamento della loro quotazione e anche al volume di scambi generato presso la piattaforma stessa di Liv-Ex e le cui valutazioni vengono universalmente utilizzate per facilmente redigere rapporti dettagliati per i venditori. 

Come si classificano i vini italiani

In queste liste alle etichette italiane non sempre viene riconosciuta una qualità preminente, anzi, a volte, vengono immeritatamente relegate in posizioni non di vertice. Infatti, nelle liste annuali dei 100 migliori vini, per il 2016, mentre Wine Spectator inserisce nella sua graduatoria 4 vini italiani nei primi 20 e 10 (soprattutto Super Tuscan) nei primi 50, nella classifica Liv-Ex il primo vino italiano, Gaja, lo si incontra addirittura solo al 47° posto (superato anche da vini statunitensi, spagnoli e australiani) e le etichette italiane sono solo 9 su 100, mentre i vini francesi inseriti sono ben 85 e occupano tutti i primi 32 posti! 

Tabella 1. Classifica Live Ex dei Vini Internazionali
Classifica Live Ex
Fonte: I numeri del vino
Tabella 2. Classifica Live Ex dei Vini Italiani
Classifica Live Ex dei Vini Italiani
Fonte: I numeri del vino

A parte la differente numerosità delle etichette listate, mettendo a confronto le valutazioni dei nove vini italiani inseriti con i primi nove francesi, appare subito chiaro il motivo della disparità di resa economica tra la produzione italiana e quella francese. Il rapporto medio tra l’alta qualità nostrana e quella d’oltralpe è 1:2, esattamente corrispondente alla differenza nel budget annuale delle due realtà vitivinicole.

Nello scorrere queste liste, talvolta così penalizzanti nei confronti della qualità nazionale, la domanda sorge però spontanea: “Vino”, nel mondo, vuol dire sicuramente Francia e Italia; dopo, un abisso, un Mare Magnum dove troviamo altri Paesi Europei (Germania, Spagna, Portogallo) e in cui si stanno facendo largo i Paesi emergenti come USA (California, Oregon, Washington,), Australia, Nuova Zelanda, Cile, Sud Africa.

Quindi, se l’Italia è la maggiore produttrice al mondo di vino ed è, insieme alla Francia, la massima espressione mondiale della qualità in campo enologico, perché i suoi rappresentanti in questi comitati di esperti internazionali non riescono a far collocare le etichette nazionali ai vertici delle graduatorie?

Gli italiani Master of Wine e Master Sommelier

La risposta la si trova, purtroppo, tanto immediata quanto inaspettata nello scorrere le liste dei Masters of Wine e dei Master Sommeliers pubblicate nei rispettivi siti.

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Master of Wine

Masters of Wine al momento sono 356 in totale. Nel sito è possibile ordinarli per nazione: Australia 25, Austria 3, Belgio 3, Bermuda 1, Canada 5, Egitto 1, Finlandia 3, Francia 16, Germania 8, Grecia 2, Hong Kong 2, Ungheria 2, India 1, Irlanda 6, Israele 1, Giappone 1, Olanda 2, Nuova Zelanda 12, Norvegia 3, Cina 1, Singapore 2, Sud Africa 2, Spagna 1, Svezia 2, Svizzera 5, Taiwan 1, UK 206, USA 40. E Italia? 0!
Nessun italiano dal 1955 è mai stato qualificato Master of Wine!

Master Sommeliers, al momento 227 nel mondo. Nel sito i Master Sommeliers sono riportati, con nomi e fotografie, per anno di ottenimento della qualifica. Alla fine dell’analisi dei quasi 50 anni di nomi, anche in questo caso la realtà appare evidente in tutta la sua drammaticità: non ci sono, né ci sono stati dal 1969 a oggi, italiani qualificati Master Sommelier!

Quindi, se a livello mondiale la valutazione della qualità dei vini viene influenzata dai giudizi dei Masters of Wine e dei Master Sommeliers e nei due comitati non c’è nemmeno un italiano che possa sponsorizzare la supremazia nazionale, come si può pretendere che l’eccellenza italica venga presa nella giusta considerazione?

Perchè mancano gli italiani dai comitati internazionali del vino?

Senza cadere nell’ormai ridicola scusante della scarsa dimestichezza italica per le lingue, converrebbe analizzare le reali cause di una tale defezione. Ignoranza dell’esistenza di queste realtà internazionali e/o inadeguatezza del sistema educativo nazionale e/o incapacità dei singoli non sembrano analogamente essere possibili giustificativi: infatti, ormai Internet diffonde l’informazione in maniera globale e capillare e le nostre scuole, i nostri docenti e i nostri studenti sono tra i migliori al mondo.

 Migliori Vini Italiani
Migliori vini italiani

I motivi vanno quindi cercati in tutt’altra direzione. Da alcuni scambi di opinioni con studenti di enologia che aspirerebbero a frequentare il Master of Wine o con giovani qualificati FIS che sognerebbero di diventare Master Sommelier è emerso che tra le maggiori ragioni sembrerebbero esserci gli elevati costi associati alla frequenza dei corsi che, per giovani non ancora occupati, potrebbero rivelarsi assolutamente proibitivi.

Se questa fosse veramente una delle motivazioni principali, è possibile che nessuna Azienda, nessun Consorzio, nessuna Cooperativa, in pratica nessuna realtà del panorama vitivinicolo nazionale abbia mai pensato di istituire delle borse di studio per i migliori enologi che escono dall’università e per i migliori giovani sommelier che si qualificano al Master della FIS affinché possano frequentare i suddetti corsi di qualificazione internazionali? Avere un pool di esperti italiani qualificati a livello mondiale consentirebbe sia di sostenere adeguatamente le nostre etichette in ambito internazionale sia di assorbire informazioni e tecnologie ai più alti livelli conoscitivi. A parere mio, il ritorno economico sarebbe pari – se non superiore – a quello derivante dai migliori e più remunerativi investimenti in vigna e/o in cantina!

di Pietro Scuricini

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