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Superare il gap tra vero valore dei vini italiani e quello di mercato

17 Maggio 2017
Superare il gap tra vero valore dei vini italiani e quello di mercato
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Tra i 128 mila visitatori, che hanno invaso i padiglioni di Vinitaly, provenienti da ben 142 nazioni, c’era una diffusa aria di ottimismo e allegria. E poiché Vinitaly è un fondamentale momento di monitoraggio e di riflessione sul futuro del settore vitivinicolo italiano ed internazionale, credo che i numeri record e il 74% in più di presenze straniere registrate siano dei segnali chiari dell’auspicato risveglio del nostro settore.

Il giro di boa del mezzo secolo di Vinitaly ha segnato l’affermarsi indiscusso del vino italiano nel mondo. Non solo abbiamo consolidato il primato di produzione, a lungo conteso dalla Francia, ma anche sul fronte della qualità e della caratterizzazione territoriale delle nostre eccellenze stiamo andando molto bene.

Al di là di ogni positivo bilancio che ha concluso l'evento, va innanzitutto dato atto ancora una volta ai vertici dell'Ente Fiera della perfetta gestione di una macchina che cresce ogni anno, e per la quale rischiano sempre di risultare insufficienti le misure adottate. E invece, il riscontro è stato dei più positivi e ha riscosso l'unanime consenso del pubblico, sempre più numeroso, degli espositori e di quanti operano nel mondo del vino.

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Vinitaly 2017

Si sa: l’Europa, ovvero il Vecchio Continente, giganteggia in quasi tutti i mercati del mondo (2/3 della produzione mondiale e circa il 70% della quota globale di mercato provengono dall’UE - dati Ismea). Negli ultimi sei anni il valore delle esportazioni europee è cresciuto del 37%, con l’Italia al secondo posto (dopo la Francia), con oltre 5,6 miliardi di euro e con la più alta percentuale di incremento in valore, +43,5%, seguita da Spagna (+40,2%) e Francia (+30,3%). Parallelamente il vino si sta sempre più affermando come bevanda globale. I consumi globali del vino crescono: 4,3%, con punte del 21,6% in Cina, del 6% in Russia e del 5,7% negli Stati Uniti.

Resta ancora un importante e fondamentale punto di criticità che riguarda il nostro settore e che ci pone l'obbligo (specialmente a noi enologi) di risolvere. È assolutamente inspiegabile il gap tra valore intrinseco dei nostri vini e il valore riconosciuto dal mercato.

Siamo il paese più ricco al mondo per storia, per biodiversità, per una trasversalità territoriale, per cultura enoica e possiamo vantare, anche in numero consistente, livelli di qualità che nulla hanno da invidiare a vini di paesi più blasonati. Ciononostante, i nostri vini riscontrano una differenza sempre più consistente rispetto a quelli francesi e ci vediamo, ahi noi, a competere con i vini del nuovo mondo. Questo è un tema ed un problema che deve essere affrontato e risolto con l’impegno di tutti, approfittando anche di questo ineguagliabile palcoscenico che è il Vinitaly.

Tutto sommato i numeri ci fanno ben sperare e questa edizione di Vinitaly ne è stata la cartina di tornasole. Ma è sempre più necessario lavorare insieme, tutti per una giusta causa: il successo del vino italiano nel mondo. Lavorare insieme per far conoscere la nostra qualità, la nostra ricchezza e non agire in ordine sparso e, come spesso succede, l’un contro l’altro armati.

Occorre guardare al futuro della sostenibilità ambientale e a quella economica con gli occhi dalla scienza. La sostenibilità, come la intendiamo noi enologi, deve basarsi sulla cultura scientifica piuttosto che su pressappochismo e improvvisazione.

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72 Congresso Nazionale di Assoenologi
dal 17 al 19 novembre 2017

È per questa ragione che il prossimo grande congresso di Assoenologi, che si terrà a Firenze dal 17 al 19 novembre 2017, dedicherà tutti i suoi 3 giorni alla scienza della sostenibilità. È fondamentale che le aziende si mettano insieme per una ricerca scientifica seria che punti alla divulgazione della conoscenza non solo perché, così come ha detto Attilio Scienza, diventa anche un valore da spendere sul mercato, ma soprattutto perché è un dovere etico dei produttori. L’Italia del "Vino del futuro"deve credere nel valore della ricerca scientifica e la deve condividere per produrre vini ancora più buoni e sani, perché il vino sia sempre moderno e millenaria fonte di piacere.

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