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Futuro del vino: tre obiettivi da centrare

08 Settembre 2017
Futuro del vino: tre obiettivi da centrare
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Appena qualche decennio fa, l’intervento di un enologo – per quanto autorevole fosse – in materia di marketing, suscitava non poche perplessità. Quando addirittura non era ritenuto una sorta d’invasione di campo l’intervento del tecnico di cantina, che avanza critiche e suggerimenti in fatto di immagine e di comunicazione, per non dire sui metodi di vendita.

E' necessario allargare le competenze dell'enologo

Oggi, a sorprenderci è invece il contrario. Cioè un professionista del far vino che si senta estraneo alla commercializzazione del prodotto, nonché alla ricerca di quei nuovi orientamenti del gusto (che sanciscono il successo o il fallimento di un vino), non è più concepibile. Perché, non dimentichiamolo - accertata la buona qualità - il vino deve essere anzitutto venduto. Purtroppo, va constatato che, al di là di alcune singole e lodevoli “posizioni”, il fenomeno – benché largamente riconosciuto – stenta a farsi strada. Nel senso che è ancora una volta il singolo, grazie alla sua capacità professionale e alla responsabilità delle proprie idee, a far valere il suo ruolo.

 Enologo al lavoro
Enologo al lavoro

In pratica, è l’enologo autorevole ad avere il suo peso in materia di mercato, con i rischi – s’intende – connessi ai suggerimenti e alle proposte che avanza. Perché (e lo dico con amarezza) il grosso dei nostri professionisti è ancora tagliato fuori da queste scelte. Insomma, siamo sempre all’affermazione di quelle individualità, che pesano da troppo tempo sul mondo del vino. E che vanno dal malinteso orgoglio del singolo produttore alla, a volte scarsa efficacia dei Consorzi di Tutela, fino ai frammentari interventi a favore di quel “sistema” italiano che stenta a decollare.

Così, non solo si tiene a bada l’impegno e la ricerca di tanti enologi, ma si continua a non uscire dai confini del proprio orticello. In effetti, s’insiste nel non capire che la mancanza di un coordinamento nazionale (per non dire di quello tra regioni confinanti) impedisce ogni ulteriore crescita del vino italiano nel mondo.

Dare vita al coordinamento tra le aziende

La recente vicenda legata al “caos Ogm vino” ha visto da una parte il Ministero delle Politiche Agricole e dall’altra le Regioni. Le quali hanno avuto difficoltà a far valere i loro progetti proprio per la mancanza di un programma unitario, o meglio di un coordinamento fra le varie esigenze emerse nel corso del confronto. I produttori, anche questa volta, non hanno fatto sentire la loro voce, chiara e forte, nell’affermazione dei più urgenti bisogni della categoria.

 Vinexpo
Vinexpo

Un atteggiamento ai confini del disinteresse, che si ritrova anche in materia di revisione del sistema fieristico, a livello internazionale. Il tema è emerso in tutta la sua attualità nell’ultima edizione di Vinexpo, ma senza che il mondo dei produttori abbia avuto un suo ruolo. O meglio, qualche opinione del tutto personale ha fatto capolino qua e là, ma non è quello che serve per affrontare la questione.

Così non sorprende l’amara constatazione del presidente Busi del Consorzio Vino Chianti “… Manca ancora un sistema italiano in grado di riunire tutto il made in Italy del mondo vitivinicolo e metterlo in grado di lavorare insieme sui mercati internazionali. Abbiamo un potenziale del tutto riconosciuto che non dobbiamo sprecare solo perché è ancora lontano il concetto di fare squadra…”

Combattere la crescente burocrazia

Made in Italy
Made in Italy

E qui, mi sia consentito avanzare un’ipotesi. Ma non è il timore di una burocrazia, sempre più invasiva e soffocante, a rendere difficile e carica di preoccupazione la nascita di ogni nuovo organismo? Spero di sbagliare. Anche perché stanno nascendo alcune importanti realtà sulla base di nuovi modelli di aggregazione. È il caso Wine Reserce Team (WRT) fra privati, e di Wine Net fra cooperative.

In ogni caso, non va trascurato il peso negativo della burocrazia. Specie se si considera che il mondo del vino è costituito per l’80% da piccole e medie imprese, dove in genere è l’imprenditore stesso a curare i rapporti con gli enti e il fisco. Così non resta che fare squadra, senza trascurare di alleggerire la burocrazia, che rimane un pesante freno per tutte le nostre imprese.  

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