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Il Raboso del Piave

08 Luglio 2019
Il Raboso del Piave
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Da l'Enologo - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

La leggenda lo fa discendere dal “picina omnium nigerrina” vitigno a bacca nera citato da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua “Naturalis historia”.

Un’altra ipotesi vuole il Raboso derivante dalla domesticazione di uve selvatiche locali e come esso fosse noto già dal tredicesimo secolo, come produttore del “Vinum Plavense”. Però non ci sono prove robuste a supporto di tale tesi.

Nel 1521, lo scrittore e commediografo padovano Ruzzante, descrisse un “vino sgarboso”, probabilmente una varietà di “Raboso” prodotto nel Padovano, che dalle caratteristiche descritte è probabilmente il “Friularo di Bagnoli”.

Bisogna attendere il 1679, per avere il primo riscontro storico ad opera del trevigiano Jacopo Agostinelli che suo “Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa”, dedicò numerose riflessioni al vino Raboso.

Ludovico Pastò (1744- 1806) medico a Bagnoli, nei suoi versi, considerava il vino una sorta di rimedio universale per il corpo e per lo spirito: “Via de qua malinconia Bruta striga, va pur via Se me casca addosso el mondo Mi, fradei, no me confondo. E con un goto de sto vin, sfido el diamseberne (diavolo) e ‘l destin”. Veniva anche definito “vino da vajo”, per la sua proprietà di sopportare i viaggi, anche quelli transoceanici, senza degradarsi.

Grappolo Raboso Piave
Grappolo di Raboso del Piave

Un documento del 1868 attesta che la famiglia De Vindimian portò il Raboso in Veneto dal Friuli. Giustificando il sinonimo Friularo.

Però il Raboso era già da tempo presente, infatti, secondo Carpenè e Vianello, nel 1874 il Raboso era coltivato in almeno 30 comuni del trevigiano.

Il Di Rovasenda, nel suo “Saggio di una ampelografia universale” (1877), elencava una Rabosa bianca, una Rabosa nera del trevigiano, (“forse la più importante del Veneto”), una Rabosa pignola, e la Rabosa veronese.

Citando l’Album ampelografico fotografico delle uve della provincia di Treviso, riporta come questa sia creduta sinonimo di Fortana cremonese. Ma la descrizione non corrisponde a quella dell’uva padana (trovai che gli acini piccoli erano forniti di troppi vinaccioli…).

Il Raboso, o meglio i Rabosi, con la consueta complicazione delle vere e false sinonimie e dei diversi biotipi (R. “pécol rosso”, R dal “pécol verde”) colonizzarono la bassa trevigiana e parte del padovano, per cedere poi terreno negli anni 50 - 60 ai vitigni bordolesi, che divennero per molti decenni, simbolo dei vini popolari veneti.

Origini del nome Raboso del Piave

Il suo nome può essere ricondotto all’omonimo torrente trevigiano, affluente del fiume Piave. Tuttavia non ci sono menzioni di coltivazione di Raboso nei comuni vitivinicoli attraversati dal torrente Raboso (Guia di Valdobbiadene, Col San Martino di Farra di Soligo e Sernaglia della Battaglia).

Un’altra ipotesi guarda all’aggettivo “Rabbioso” un termine utilizzato per descrivere un frutto non ancora maturo, a richiamare i caratteri di elevata acidità e il tannino tagliente che lo contraddistingueva. Un’altra ipotesi etimologica suggerisce come il termine “Friularo” derivi dal dialettale “Frigoearo” parola composta dalla radice latina “Frigus”: “freddo” seberne guita dalla desinenza “aro”: “colui che fa”.

Questa denominazione sarebbe legata alla raccolta tardiva praticata da sempre. Ad avvalorare tale tesi è la presenza contemporanea nel vicentino di una varietà detta “Cruaja”, che si scoprirà essere il Raboso, il cui nome deriva dal fatto di essere un un’uva estremamente acida e viva al gusto e perciò definita sempre “cruda”.

I sinonimi, Friularo in particolare, inducono ad una certa confusione poiché si è recentemente dimostrato che Friularo e Raboso friularo sono vitigni diversi, mentre Friularo e Raboso Piave sono identici.

Raboso Piave Uva
Uva Raboso del Piave

Origini genetiche del Raboso del Piave

L’uso di tecniche molecolari ha permesso di stabilire con chiarezza le identità in questione. I lavori di Salmaso e coll., analizzando 19 siti microsatellite hanno stabilito che Friularo è sinonimo di Raboso del Piave, mentre Raboso Friularo è identico al Raboso veronese.

Il Raboso del Piave, ha generato, tramite incrocio spontaneo con la Marzemina bianca, il Raboso veronese. Ulteriori indagini del CREA di Conegliano hanno stabilito che non c’è parentela tra il Grapariol (Rabosin bianca) e i due Rabosi, mente è emersa una parentela in linea discendente, tra Raboso del Piave e Fogarina.

Raboso del Piave assieme a Moscato d’Amburgo hanno generato il Manzoni moscato.

Il vitigno del Raboso del Piave

Foglia: pentagonale-orbicolare, un po’ allungata (lobo mediano lanceolato), di grandezza media, tri-quinquelobata, qualche volta eptalobata (talvolta anche quasi intera nella parte basale del tralcio); seno peziolare a V aperto, con seni laterali superiori mediamente profondi, a clava, con bordi che si toccano oppure no; seni laterali inferiori poco profondi, a V; lembo un po’ ondulato e bolloso, pagina superiore verde, glabra, un po’ opaca; pagina inferiore grigio-verde chiaro, provvista di leggero feltro sul lembo e di lanuggine mista a setole sulle nervature; nervature verdi superiormente, parzialmente rosse all’inserzione e appariscenti sulla pagina inferiore; denti poco pronunciati, irregolari, a margini convessi, mucronati.

Vitigno Raboso
Vitigno di Raboso del Piave

Picciolo: sottile, corto, leggermente violaceo o rosato. Colorazione autunnale delle foglie: tendono ad assumere una colorazione rosa.

Il grappolo è di grandezza media, compatto, spesso un po’ ricurvo; lungo 15-20 cm, di forma cilindro-piramidale o tronco-conica, alato con 1 o 2 ali, pedicelli corti, verdi dapprima e rossastri alla maturazione del frutto; cercine mediamente evidente, bruno-violaceo; pennello corto, rosso vinoso.

L’acino è medio, sferoide, regolare, sezione trasversale circolare ben saldato al pedicello; buccia molto pruinosa, bleu-nero, spessa, coriacea, astringente, ombelico sporgente e persistente; polpa un po’ carnosa, di sapore semplice, dolce, acidulo, astringente; succo incolore. Vinaccioli: numero medio 2-3 per acino, di grandezza media, piriforme.

Tralcio legnoso: lunghezza media 1,50-2 metri, abbastanza robusto, con femminelle; sezione trasversale un po’ ellittica, superficie liscia con leggere striature; nodi evidenti, meritalli corti (cm 7-8), di colore grigio nocciola, nodi di colore più chiaro; gemme coniche, sporgenti. Tronco: robusto.

Aspetti vegetativi del Raboso del Piave

Il germogliamento è precoce, mentre la fioritura e l’invaiatura sono nella media. La maturazione dell’uva è tardiva, così come la caduta delle foglie.

Caratteristiche ed attitudini colturali

Il Raboso del Piave è un vitigno dotato di vigoria: notevole, per cui esige potatura lunga e ricca. La produzione è abbondante e costante; non va soggetto a colatura e acinellatura soltanto nelle annate avverse. Posizione del primo germoglio fruttifero: 2°-3° nodo. Numero medio di infiorescenze per germoglio: 2. Fertilità delle femminelle: scarsa.

Resistenza ai parassiti ed altre avversità: ottima al marciume (nelle buone annate l’uva si può conservare a lungo sulla pianta), buona all’oidio ed abbastanza buona alla peronospora; il germogliamento precoce lo rende più vulnerabile di altri vitigni alle eventuali brinate primaverili; le tignole in qualche anno danneggiano l’uva, perché la lotta è resa un po’ difficile a causa della compattezza del grappolo.

Raboso del Piave Uva
La maturazione dell'uva del Raboso del Piave risulta tardiva

Selezione clonale del Raboso del Piave

Il Raboso del Piave è stato oggetto di diversi interventi di clonazione e risanamento. Si sono ricercati biotipi con buona tipicità, con un migliore equilibrio zuccheri/acidi delle uve e con una migliore fertilità delle gemme basali. Oggi sono iscritti nove cloni: Fedit 11 C.S.G.; Rauscedo 11; ISV-V2; Vcr 43; Vcr 20; Vcr 19; Vcr 232; Vcr 461; Ampelos TEA 17.

La coltivazione del Raboso del Piave

Anche il Raboso è stato vittima del mutare dei consumi e del gusto. La superficie coltivata nel 1970 era di 7319 ettari, crollato a 1952 ettari già nel 1990.

L’ultimo censimento ha rilevato 728 ettari. L’area di elezione ha visto evoluzioni importanti sui modelli colturali e le forme di allevamento.

Tra queste è d’obbligo ricordare il “Casson” (cassone) o a rotaie tuttora presente nelle province di Padova, Venezia e Treviso, apparsa la prima volta nel 1905 a San Donà di Piave. Il nome deriva dal fatto che i cordoni delle viti (4 piante alla base del tutore vivo) venivano divaricati trasversalmente, due a destra e due a sinistra e, a una certa altezza, piegati in modo orizzontale e parallelo al filare (per questo chiamato anche a raggi paralleli o a raggi in pianta), sostenuti da pali secchi e da fili di ferro, formando una specie di binario lungo la piantata a una certa distanza dai tutori vivi per poter meglio beneficiare dell’illuminazione solare.

coltivazione Raboso del Piave
Coltivazione del Raboso del Piave

L’albero tutore al centro perdeva quasi del tutto ogni funzione di sostegno, ruolo questo affidato a due file parallele di pali secchi distanti 1-2,5 m e a fili di ferro. Questa forma riscosse larga diffusione tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, sia in pianura che in collina. In quest’ultimo caso la distanza tra le due ‘rotaie’ era ridotta sino a m 0,5. Nel tempo i sostegni vivi, perduta ogni funzione, vennero eliminati permettendo una maggiore illuminazione delle viti. Nella Bassa padovana si usavano anche tre linee, una al centro e due ai lati, utilizzando gruppi di 6 viti anziché 4. Il successo del cassón, che è durato sino agli anni Cinquanta, è essenzialmente legato alla possibilità di trasformare le vecchie tirèle, o comunque le piantate, senza dover ricorrere al completo reimpianto e di mantenere la promiscuità tra viti e colture erbacee.

I vini del Raboso del Piave

È recente (2011) la Docg Bagnoli Friularo o Friularo di Bagnoli, dove il Raboso del Piave deve contribuire con almeno il 90%.

Contemporaneamente è nata l’altra Docg Piave Malanotte o Malanotte del Piave dove il Raboso del Piave contribuisce per almeno il 70% ed il Raboso veronese fino al 30%.

vino Raboso del Piave
Il Raboso del Piave contribuisce alla formazione di innumerevoli DOC

Il Raboso del Piave contribuisce in diversa misura alla formazione delle Doc: Bagnoli di Sopra o Bagnoli, Colli Euganei, Corti Benedettine del Padovano, Merlara, Piave, Riviera del Brenta, Venezia. Entra inoltre nella composizione di diversi vini a Indicazione Geografica: Alto Livenza*, Colli Trevigiani*, Conselvano*, Trevenezie*, Marca Trevigiana*, Veneto*, Veneto Orientale*, Venezia Giulia (* è ammessa la menzione di questa varietà in etichetta).

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