Tu sei qui

L'olio nel Lazio

18 Settembre 2020
L'olio nel Lazio
5
5 / 5 (su 12 voti)

Il Lazio, con i suoi borghi ricchi di storia, le aree naturali, i laghi e le spiagge è una delle regioni più complete e affascinanti d'Italia. Questo territorio ha anche un'importante e vasta tradizione enogastronomica e al tempo stesso un'intensa attività di coltura e produzione dell'olio, risalenti addirittura al VII secolo, secondo i diversi reperti archeologici rinvenuti nel Lazio.

La storia dell'olio nel Lazio

Come è iniziata la produzione dell'olio nel Lazio?

Furono soprattutto gli Etruschi i Sabini i primi ad introdurre le tecniche dell'olivicoltura, con dei primi mezzi di produzione che furono poi perfezionati dai Romani. Questi ultimi iniziarono a promuovere la coltivazione delle piante di ulivo nei territori conquistati, favorendone così la definitiva diffusione in tutta le aree del Mediterraneo.

L'olio di oliva diventò poco più tardi uno dei diversi pilastri dell'economia romana, tanto da ispirare l'istituzione della figura dei negotiatores oleari: agenti di cambio le cui contrattazioni avvenivano nell'arca olearia, una vera e propria borsa specializzata in compravendita di olio. La grande maestria dei Romani permise di utilizzare fino al '900 le loro tecniche olivicole.

La frangitura delle olive avveniva attraverso l'uso del trapetum, un grosso mortaio utile per non schiacciare i noccioli delle olive. La pasta di olive ricavata dalla frangitura veniva posta all'interno di recipienti filtranti (fiscoli) e spremuta con un un torchio a leva (torcular). L'olio, misto all'acqua di vegetazione, veniva poi versato in contenitori più grandi dove, per grazie all'affioramento era possibile eliminare le parti non utilizzabili.

Le DOP di olio nel Lazio

Le piantagioni di olivo sono diffusissime in tutta la regione. Si contano infatti circa 80 mila ettari coltivati, ma al momento sono solamente 4 gli oli che hanno ottenuto il riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta): due nella provincia di Viterbo, uno nella provincia di Rieti e infine l'ultimo più a sud, in provincia di Latina.

Il dettaglio delle quattro aree della produzione dell'olio marchio DOP
Le quattro specifiche aree di produzione dell'olio marchio DOP

Le quattro denominazioni del Lazio sono:

  • DOP Canino, che comprende le zone del Lazio settentrionale della provincia di Viterbo;
  • DOP Tuscia, comprendente ancora i territori della provincia viterbese;
  • DOP Sabina, che riguarda le zone della provincia di Rieti e dei territori sabini;
  • DOP Colline Pontine, nel Lazio meridionale e della provincia di Latina.

Andiamo dunque a scoprire i particolari, le curiosità e le caratteristiche di questi prodotti laziali, viaggiando da nord e sud della regione.

L'olio nell'alto Lazio e Tuscia

Ci troviamo nella parte settentrionale del Lazio, nella provincia di Viterbo dei comuni di Canino, Arlena, Cellere, Ischia di Castro, Farnese, Tessennano, Tuscania e Montalto di Castro.

Qui la DOP Canino possiede un carattere deciso e ben identificabile grazie al suo buon equilibrio tra amaro e piccante, il suo aspetto dal verde intenso senza rinunciare ad un tocco di aroma dato dalle erbe aromatiche del territorio.

Le cultivar che danno origine alla DOP di questa zona sono: Caninese, Pendolino, Maurino, Frantoio e Leccino.

Rimanendo sempre nell'alto Lazio, ci soffermiamo ora sulla DOP Tuscia, prodotta in ben 52 comuni della provincia di Viterbo. Questo prodotto nasce dalla lavorazione di tre tipi di olive (Frantoio, Caninese e Leccino), che devono essere lavorate per almeno il 90% singolarmente o insieme, concedendo solo il restante 10% ad altre varietà. L'olio, dalle importanti qualità organolettiche, si presenta con un colore verde smeraldo e con dei riflessi dorati. Dall'odore fruttato, la DOP Tuscia mantiene un ottimo equilibrio di retrogusto tra l'amaro e il piccante. La sua grande versatilità gli permette una grande varietà di abbinamenti.

L'olio della Sabina

Come nel resto della regione, anche in Sabina la coltivazione e la produzione dell'olio hanno origine antichissime risalenti all'età pre-romana.

strada vermentino di gallura docg
La DOP Sabina

Ci troviamo nella zona della provincia di Rieti che geograficamente si pone al confine con l'Umbria e l'Abruzzo, attraversata dalla via Salaria e delimitata dai fiumi Tevere, Nera e dall'Aniene.

Il colore dell'olio della Sabina è tipicamente giallo oro con sfumature verdi, odore fruttato con note di erba fresca, e un gusto uniforme, aromatico, dolce ed amaro per gli oli freschissimi.

La DOP Sabina è un olio equilibrato, versatile ed elegante, ben strutturato al palato. Ottimo nell'utilizzo a crudo, si abbina alla perfezione con piatti a base di verdure, pesce e carni bianche.

L'olio nel Lazio meridionale

In conclusione di questo viaggio, scopriamo la Colline Pontine, l'ultima tra le quattro DOP laziali ad aver ricevuto il riconoscimento europeo, nel 2010.

L'olio nel Lazio
Uno scorcio dalle colline Pontine e Gaeta

La storia ci racconta che in queste zone i primi ulivi furono introdotti dai Greci fuggiti da Sparta, di cui i popoli successivi ne ereditarono le tecniche e i mezzi di produzione.

La denominazione di origine protetta "Colline Pontine" viene ottenuta dagli oli prodotti con le seguenti varietà di olive: Itrana dal 50% al 100%, Frantoio e Leccino fino al 50%. Possono essere presenti anche altre varietà di olive (per un massimo del 10 %) purché non modifichino le caratteristiche del prodotto.


Questo olio ha un colore che va dal verde intenso al giallo con riflessi dorati. L’aroma può essere più o meno fruttato con un finale di mandorla e con una  nota tipica di erbe fragranti. Anche la percezione dell'amaro e del piccante varia da leggera a media, ma la particolarità di questa DOP è un leggero sentore di pomodoro verde.

Ti è piaciuto questo articolo? Votalo!

Se l'articolo ti è piaciuto, metti le 5 stelline!

Altri articoli simili a "L'olio nel Lazio"

I commenti dei nostri lettori

Aggiungi un commento