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Intervista a Michele Zanardo, Presidente del Comitato Nazionale Vini

28 Novembre 2018
Intervista a Michele Zanardo, Presidente del Comitato Nazionale Vini
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Da l'Enologo - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

Con il decreto firmato il 30 luglio scorso dal ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, è stato istituito il nuovo Comitato nazionale per i vini Dop e Igp. È con orgoglio che evidenziamo la nomina del collega enologo Michele Zanardo alla presidenza e che, oltre a lui, sono stati eletti componenti altri quattro enologi: Emilio Renato Defilippi, Alberto Mazzoni, Luigi Moio e Attilio Scienza. Quella degli enologi risulta così la categoria più rappresentata.

L'intervista a Michele Zanardo

D: “La Legge 12 dicembre 2016, n. 238, il cosiddetto Testo Unico della vite e del vino, è in vigore oramai da più di un anno. Quali sono, a tuo parere, luci e ombre della legge?

R: “Nella strutturazione di questa Legge credo si potesse “osare” un po’ di più soprattutto in termini di semplificazione. I quasi quattro anni di gestazione hanno introdotto alcuni miglioramenti all’impianto esistente, ma allo stesso tempo non si è sfruttata l’occasione per allineare l’Italia allo scenario, non solo europeo, ma anche mondiale.

Per fare qualche esempio: la “salvaguardia dei vigneti eroici o storici” dove le disposizioni non devono creare maggiori oneri per la finanza pubblica, un intento quindi che rischia di restare fine a se stesso. Oppure le dichiarazioni preventive di spumantizzazione che inviamo cinque giorni lavorativi prima delle operazioni, obbligo non previsto dalla normativa comunitaria, ma legato ad un retaggio della lotta alla sofisticazione degli anni 70/80 (decisamente inadeguata oggi).

Michele
Michele Zanardo, presente durante una riunione del Comitato Nazionale dei Vini

Ma mi viene in mente anche la dichiarazione di arricchimento, che avrebbe bisogno di ulteriori semplificazioni, o la mancanza di una chiara politica di coordinamento delle azioni di vigilanza e di controllo che riguardano le aziende.

Ora però la vera portata della norma la vedremo con i decreti attuativi, attesi da più di un anno e mezzo, e che saranno il vero termometro sul funzionamento della Legge e sui quali la nostra categoria deve vigilare attentamente.

A proposito: vogliamo ricordare che nell’intero testo della norma non c’è alcun riferimento alla figura dell’Enologo?”

D: “Sei stato vicepresidente del Comitato vini per diversi mandati. Alla luce della tua precedente esperienza, quali saranno le prime azioni che intraprenderai da Presidente?

R: “Prima di tutto dobbiamo recuperare gli oramai otto mesi persi per la mancata nomina del Comitato e quindi il primo obiettivo è trattare il più alto numero di pratiche possibile nel più breve tempo, in modo da soddisfare le aspettative della filiera produttiva, nelle varie regioni d’Italia.

Penso poi che sarebbe interessante assegnare al Comitato un ruolo di supporto alle strategie nazionali di settore, visto che il suo profilo tecnico scientifico è altissimo.

Ragionando poi sulle denominazioni credo che, pur essendo numerose e fra queste ve ne siano di molto piccole, vada rispettata la diversità varietale, ambientale e culturale presente nel nostro paese e che vadano considerate in modo attento le peculiarità di ogni singola zona.”

D: “Oltre a te, tra i componenti del nuovo Comitato vini sono stati nominati diversi enologi: Emilio Defilippi, Alberto Mazzoni, Luigi Moio e Attilio Scienza. Quanto secondo te è importante il titolo di enologo all’interno dell’attuale comparto viticolo -enologico?

Michele Zanardo presidente Comitato Nazionale vini
Michele Zanardo, nuovo presidente del Comitato Nazionale dei Vini

R: “Credo il comparto vitivinicolo italiano sia diventato un riferimento nel mondo anche grazie al lavoro degli enologi. Non a caso all’estero nutrono per la nostra categoria una stima elevatissima, questa dettata anche dal fatto che la grande creatività italiana, molto spesso, si esprime nella soluzione dei problemi nuovi e diversi che si manifestano ad ogni vendemmia.

Credo che ad oggi vi sia la necessità di reindirizzare il comparto sempre di più verso l’ambito qualitativo e quindi è chiaro che un passaggio di questo tipo non può prescindere dal coinvolgimento di una figura competente ed attenta come quella dell’enologo.”

D: “Sei il più giovane presidente che il Comitato vini abbia mai avuto. Hai qualche consiglio da dare ai giovani che vogliono entrare nel mondo del vino?

R: “È vero sono il presidente più giovane del Comitato, questo perché il ministro Centinaio, che mi ha nominato e che ringrazio, ha evidentemente inteso che una figura giovane potesse esprimere una certa dinamicità.

È altrettanto vero che a 31 anni ero anche il più giovane vicepresidente e per questo ho avuto la fortuna, che decisamente ci vuole in questi casi, di poter vivere, a quell’età, delle esperienze che mi hanno permesso di crescere molto dal punto di vista sia umano che professionale, anche grazie alla collaborazione con colleghi dal profilo altissimo.

Questo ha comportato anche molti sacrifici e quello che posso dire ai giovani colleghi che si stanno affacciando alla professione, è che, superate le difficoltà iniziali, che ogni inizio porta con sé, si apre poi un mondo fatto di possibili grandi soddisfazioni. Io posso davvero dire che lo spazio per i giovani esiste ed è concreto.”

D: “Vista l’importanza del comparto vino nell’economia nazionale, cosa è necessario fare e cosa si dovrebbe invece evitare di fare per mantenere questo primato?

R: “Credo che si debba necessariamente passare da un’analisi attenta della nostra storia vitivinicola, che va comunicata all’estero valorizzando tradizioni, diversità e peculiarità territoriali che ogni singolo vino porta con sé. Si deve poi prestare particolare attenzione a quella che è la tradizione delle nostre produzioni che si traduce quindi nell’inseguire la specificità di ogni singola area, o denominazione, senza necessariamente rincorrere la standardizzazione al facile gusto internazionale. Altro tema molto importante è la coesione di filiera che deve vedere un rapporto sempre più stretto fra le varie fasi della produzione, in modo tale da promuovere una politica nazionale chiara e precisa a sostegno delle produzioni. Per questo ritengo che sia importante un ragionamento di insieme dove vengano individuate delle macro strategie che possano valorizzare al meglio le potenzialità del vigneto Italia con pari dignità per tutte le denominazioni.”

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