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Mercato del vino: non è azzardato sperare bene...

04 Settembre 2020
Mercato del vino: non è azzardato sperare bene...
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Da l'Enologo - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

di Nino D’Antonio

E se l’analisi del mercato non riguardasse il vino? Avremmo le medesime valutazioni, oppure bilanci più disastrosi?

Mercato del vino: non è azzardato sperare bene...
Il fenomeno del Coronavirus sottende un'immensa rete di operatori

Gli interrogativi sono legittimi, se si tiene conto che il fenomeno investe e coinvolge una rete di operatori, in apparenza tenuti insieme da una comune matrice, ma in realtà quanto mai distanti tra loro, visto il diverso ruolo che ogni settore è chiamato a coprire.

Perché tra chi cura i vigneti e chi conduce una cantina, fra chi vende vino e chi fa l’enologo, fra gli esperti di mercato e chi segue la produzione, c’è tanta differenza. Quella che d’altra parte vive all’interno del Covid- 19, un fenomeno esploso senza radici e dilagato oltre ogni confine. Avviene così che l’evento venga esasperato o sminuito, in rapporto al ruolo che copre chi lo giudica.

Questo spiega perché il calo dell’export resta drammatico per chi opera oltre confine, ma non impressiona più di tanto chi ha buone radici sul nostro territorio. Risalire alla diversa paternità delle “diagnosi” ci aiuta a capire non poco la legittimità dei vari giudizi. Ma ci priva di quella visione generale, che accoglie tutte le facce del problema. Di qui la particolare attenzione di cui godono enti, istituzioni, università e grandi eventi mercantili, ogni qualvolta passiamo in rassegna i punti più dolenti del Coronavirus. È il caso del recente percorso di lettura messo insieme da Veronafiere e Nomisma, sulla spinta di quelle scelte condivise dalle varie “figure” del mondo del vino.

Un'analisi che preannuncia la ripresa

L'Analisi in questione non solo è più che documentata, ma ben lontana dai ristretti interessi legati a questa o a quella categoria. Occhio ai mercati, certamente.

Ma senza farne il solo Leitmotiv di ogni iniziativa. Il Documento - a firma di Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere e figura di spicco nel mondo del vino - si avvale degli esiti dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma e ha soprattutto il grande merito di superare i ristretti confini delle singole attività, per offrirci un quadro della situazione fra i più attendibili. Ma veniamo al documento.

Il vigneto Italia ha resistito piuttosto bene all'attacco del Covid-19, specie sul fronte dei mercati extra-Ue. E questo, al contrario della Francia in caduta libera. Il mercato del vino nel primo quadrimestre 2020 – sempre secondo Osservatorio Vinitaly- Nomisma Wine Monitor – risulta spezzato in due parti: il primo bimestre da record, il secondo da dimenticare. Nei dieci Paesi importatori (che valgono il 50% del nostro export), l’Italia segna a sorpresa +5,1% sullo stesso periodo dell’anno precedente, grazie all’ottima prestazione negli Stati Uniti (+10,8%). Profondo rosso invece sul vino francese (-10,1%), in ritirata nelle sue piazze-chiave, sia in Oriente che in Occidente.

Il crinale, si fa però quasi proibitivo ad aprile, dove per i nostri “fermi” si registrano pesanti cali in tutti i mercati. Si va dal -5,2% del Giappone al -12,5% degli Usa, dal -26% della Svizzera al -48% della Cina, per un deficit complessivo sull’anno precedente del 7,2%. Esiti certamente negativi, anche se ben lontani dall’indice del -22,2% dei vini francesi.

La crisi impone scelte importanti

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: “È un momento decisivo per il nostro futuro. La crisi globale impone di fare ora scelte importanti, che influiranno anche sul lungo periodo. Perciò Vinitaly ha moltiplicato i propri punti di osservazione e in questi mesi che precedono il Wine2Wine Exhibition&Forum di novembre condurrà sempre di più le aziende e le istituzioni in un percorso di lettura condivisa….”.

Mercato del vino: non è azzardato sperare bene...
Import totale del vino nel 2020 vs 2019

Secondo il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma, Denis Pantini - il mancato crollo nel mercato statunitense, (complici i dazi aggiuntivi sulla Francia), favorirà una maggior presenza dei nostri vini oltreoceano.

Un rimbalzo non estraneo alla fase di ripresa dell’occupazione negli Usa e forse anche in Cina. Un auspicio che vede l’Italia guadagnare quote di mercato – dalla Svizzera agli Usa – specie nelle fasce medie di prezzo (11-20 dollari),  dove l’Italia è molto presente e competitiva.

Si profila, così, una ripresa lenta ma progressiva, destinata a coinvolgere felicemente tutti i settori del mondo del vino.

Da l'Enologo - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

di Nino D’Antonio

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