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Filiera del vino a due velocità bene la GDO, male l'Horeca

06 Luglio 2020
Filiera del vino a due velocità bene la GDO, male l'Horeca
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Da l'Enologo - Mensile dell'Associazione Enologi Enotecnici Italiani

Il Covid-19 ha investito pesantemente un’economia già indebolita, sia a livello mondiale che italiano: secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il Pil mondiale dovrebbe contrarsi del 3% nel 2020, mentre il Pil italiano diminuirà del 9,1%.

Questo contesto depressivo è accentuato dalle previsioni al ribasso del commercio internazionale, che nel caso dell’agroalimentare italiano, sono aggravate dal blocco a livello mondiale del canale Horeca (Hotellerie Restaurant Cafè, cioè l’industria dei servizi alberghieri e legati alla ristorazione), uno dei principali driver delle esportazioni italiane nel comparto.

Filiera del vino a due velocità bene la GDO, male l'Horeca
Le imprese più colpite sono anche realtà legate al territorio, alla ristorazione locale, gli agriturismi

Anche sul mercato interno l’elemento negativo più evidente per la domanda di generi agroalimentari è il blocco del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici. Le imprese più colpite sono quelle di gamma più alta ma anche alcune realtà legate al territorio, alla ristorazione locale, gli agriturismi.

Boom del delivery nella GDO

Nel mercato nazionale anche nel secondo mese di restrizioni (da metà marzo a metà aprile) le vendite al dettaglio di prodotti alimentari confezionati hanno continuato a crescere a doppia cifra rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+18%) e, nel complesso, sono cresciute anche rispetto al primo mese di emergenza di un ulteriore 3%.

In questo quadro si segnala un’inattesa crescita, rispetto al 2019, degli acquisti nel periodo pasquale. Tuttavia, al di là della fiammata pasquale, nel corso del mese di aprile sembra emergere una tendenza alla “normalizzazione” delle vendite, con incrementi minimi o nulli rispetto alle settimane precedenti. L’effetto si deve a una certa saturazione delle dispense e, forse, soprattutto nel Mezzogiorno, alla crisi di liquidità di alcune famiglie.

In questa seconda fase, le evidenze principali sono le seguenti:

  • Il boom del delivery (+160%) la cui crescita è stata limitata non dalla effettiva domanda – che sarebbe stata ben più alta – ma dalla capacità di soddisfarla;
  • La riscossa degli esercizi commerciali di prossimità che hanno organizzato in fretta anche loro la “consegna a domicilio”;
  • Un sostanziale cambio delle preferenze d’acquisto dei consumatori che, una volta preso atto dell’assenza di possibili crisi di approvvigionamento, hanno virato dai prodotti stoccabili agli ingredienti per cucinare (uova, farina, olio, lievito, mozzarella, ecc.): cucinare in casa è diventato così non solo un modo per mangiare bene ma anche per passare il tempo con la famiglia;
  • La parziale rivincita dei vini che, se nella prima fase avevano segnato il passo rispetto ad altri prodotti, nella seconda fase hanno fatto registrare incrementi del 15% su base annua, sebbene l’incremento abbia favorito soprattutto prodotto di gamma media o bassa.

La chiusura dell'HORECA principale criticità

Nelle prime settimane di aprile, si confermano le difficoltà già osservate nelle fasi iniziali di contenimento della pandemia, sia pure fotografando un settore che procede a due velocità:

Filiera del vino a due velocità bene la GDO, male l'Horeca
La filiera del vino in Italia a due velocità

da una parte le aziende con rapporti con la GDO (Grande Distribuzione Organizzata, come ad esempio i supermercati), italiana ed estera, hanno proseguito le attività e le vendite in maniera pressoché normale o addirittura in aumento; dall’altra, le aziende che hanno come canale di destinazione prevalente l’Horeca hanno visto azzerati ordini e pagamenti.

La chiusura dell’Horeca (sia nazionale che estera) continua a rappresentare la principale criticità per il settore e non soltanto in termini di volumi scambiati, ma anche in relazione all’orientamento di tale canale distributivo verso il prodotto di gamma media e alta.

L'export rallenta

Nelle ultime settimane, con l’aggravarsi della pandemia a livello mondiale e con il rallentamento della domanda dei tradizionali paesi clienti, come gli Usa, anche l’export ha cominciato a subire contraccolpi e le uscite dalle cantine hanno registrato una frenata importante. Un numero su tutti: nelle ultime due settimane di marzo, secondo i dati Mipaaf-Icqrf, le uscite hanno superato i due milioni di ettolitri, mentre nelle due settimane successive il volume è stato di 1,3 milioni di ettolitri.

Si tratta di una contrazione di circa il 35% dei flussi che fotografa tuttavia la contingente situazione peggiore nell’epicentro della crisi. L’impatto per le imprese sarà sia nell’immediato – a causa delle mancate vendite – ma anche rispetto alla prossima vendemmia, considerando che, a causa della permanenza del prodotto stoccato, si potrebbero determinare problemi di gestione logistica.

Il dibattito della filiera

La filiera nel complesso ha cominciato piuttosto rapidamente a dibattere sulle misure da adottare, e, oltre ad aiuti finanziari per l’immediato cash flow e della necessità di incrementare la promozione all’estero, la questione rimane se favorire la vendemmia verde, optando così per una riduzione produttiva nella prossima stagione, o scommettere su un rimbalzo del mercato l’utilizzando la più flessibile distillazione. I mercati, nonostante la fase di emergenza, non hanno evidenziato particolari fibrillazioni, con i listini all’origine che, anche nelle ultime settimane, si sono contraddistinti per una sostanziale stabilità.

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