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Al via la coltivazione del luppolo italiano

13 Giugno 2017
Al via la coltivazione del luppolo italiano
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La qualità delle materie prime è la base essenziale per ottenere un prodotto di alta qualità, e la birra non fa eccezione. Gli ingredienti necessari per fare la birra sono pochi e semplicissimi: un cereale trasformato in malto, luppolo, acqua e lievito.

Ad oggi la birra non è un prodotto strettamente legato al territorio: anche per la produzione delle birre italiane i malti e i luppoli utilizzati sono importati direttamente da paesi con una tradizione brassicola più longeva.

La produzione del luppolo in Italia

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La ruota dei luppoli

Con l’obiettivo di incrementare la sostenibilità e la competitività della filiera brassicola italiana, il MIPAAF, con DG n. 96732 del 28.12.2016, ha affidato al CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) il coordinamento del progetto “Luppolo.it: Miglioramento competitivo e qualitativo del luppolo da birra”.

Questo progetto innovativo punterà al miglioramento competitivo e qualitativo delle materie prime, orzo e in particolare luppolo, ad oggi quasi interamente importate dall’estero, da impiegare nella produzione di birre 100% Made in Italy.

Il progetto vede coinvolte 10 strutture CREA dislocate sul territorio nazionale che, oltre al coordinamento, svolgono attività che vanno dalla genetica, alla meccanizzazione, alla difesa fitosanitaria, agli aspetti qualitativi delle produzioni, fino alle analisi degli aspetti economico-strutturali legati alle filiere oggetto dello studio.

Partecipano al progetto anche il Centro Appenninico del Terminillo, dove è stato costituito un campo collezione di ecotipi di luppolo autoctoni provenienti da diversi areali italiani, nonchè numerose aziende dislocate sull’intero territorio nazionale di produttori, trasformatori e birrifici che hanno espresso una manifestazione d’interesse alle attività del progetto.

Il progetto Luppolo.it

In particolare, il progetto Luppolo.it consentirà di:

  • effettuare una mappatura delle aree vocate alla coltivazione del luppolo in funzione dei principali fattori pedoclimatici;

  • identificare le varietà internazionali di luppolo maggiormente diffuse in Italia, stimare la loro adattabilità ai diversi areali in termini agronomici e qualitativi, valutare l’impatto del post-raccolta sui principali caratteri qualitativi, nonché l’impatto sugli aspetti sensoriali della birra prodotta;

  • valutare la possibilità di introdurre una gestione meccanizzata del luppoleto in grado di ridurre l’apporto di manodopera nell’intero ciclo colturale del luppolo;

  • analizzare la variabilità genetica dei luppoli spontanei in alcune regioni d’Italia come fase propedeutica ad un futuro programma di breeding;

  • valutare lo stato fitosanitario dei luppoleti considerati, individuando le fitopatie ed i fitofagi diffusi e le varietà maggiormente colpite, al fine di definire opportune strategie di controllo e prevenzione degli stessi;

  • identificare e valutare orzi caratterizzati da buona qualità maltaria ed elevata capacità produttiva da impiegare insieme al luppolo italiano per la produzione di birre 100% Made in Italy;

  • analizzare le dinamiche economiche-strutturali della filiera brassicola artigianale favorendo processi di cooperazione fra gli attori del settore;

  • trasferire i risultati ottenuti agli stakeholders di settore.

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La presenza del luppolo nella birra

Tale approccio a un “percorso italiano” di coltivazione del luppolo se pienamente realizzato comporterà un’innovazione nella qualità delle materie prime e del prodotto finale, valorizzando il territorio nazionale come risorsa unica.

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